A - PERCORSO CITTADINO
Storia, cultura e paesaggio
Partenza: lasciare l'autovettura al parcheggio dell'ospedale
Percorso: consigliato a piedi
Durata: circa 90 minuti
Lasciata l'auto nel parcheggio dell'ospedale, troviamo sulla sinistra dello stesso, la romanica Chiesa di S. Colombano. Se la datazione della costruzione viene fatta risalire al primo quarto del XII secolo, il basamento e certi particolari della chiesa ci riportano a strutture precedenti. La facciata a capanna è arricchita da opere scultoree di grande effetto emotivo. Altre parti pregevoli sono la parte dell'abside e i due lunotti sovrastanti le porte laterali. Vi sono poi chiari richiami all'arte celtica, cultura del monaco irlandese titolare della chiesa. Il lunotto sopra la porticina meridionale contiene la più antica raffigurazione che si conosca del Santo.
Proseguendo ora l'itinerario lungo le vie Don Moletta e Perego, si giunge in piazza della Chiesa Parrocchiale, dedicata a S. Nicola. È una costruzione neoclassica di Luigi Cagnola, contraddistinta da un imponente pronao esastilo; sul soprastante timpano scene di miracoli del Santo, opere eseguite su disegni dell'artista contemporaneo di Treviglio prof. Trento Longaretti. L’interno si presenta a navata unica; tra le varie decorazioni citiamo le opere del pittore vapriese Natale Riva (allievo di Francesco Hayez), morto nel 1895 mentre qui affrescava il sacrificio di Isacco.
Percorriamo ora, sulla destra della chiesa, via Mazzini sino al Monumento ai Caduti; scendiamo alcuni scalini e ci troviamo in piazza Caduti (sede il giovedì del mercato di paese); dalla piazza, attraverso via Crotta, giungiamo in piazza Leonardo da Vinci; qui si può ammirare il portale di Villa Melzi, quindi proseguendo sulla destra per via Motta, giungiamo in piazza Cavour, la più caratteristica del paese, sede anche del Comune nel Palazzo Simonetta-Archinto, edificio del XVII secolo. In fondo alla piazza una grande balconata fa spaziare lo sguardo sul Naviglio Martesana, sull'Adda, Canonica e la piana della Gera d'Adda; una scalinata consente di scendere dalla balconata a un antico lavatoio sul naviglio. Affacciata sul naviglio troviamo Villa Visconti, con il caratteristico biscione.
Da piazza Cavour entriamo in un giardino pubblico ove sono presenti i ruderi di un'antica chiesetta (S. Paolo) dell'Alto Medioevo, sopra la quale nel 1478 fu costruito I'Oratorio di S. Bernardino, oggi completamente scomparso. Usciamo dal lato opposto del giardino pubblico in via S. Antonio; qui possiamo ammirare la cinquecentesca Chiesa di S. Antonio; sempre in via S. Antonio troviamo la Villa Sioli Guidoboni (XVII secolo) e il complesso della Villa Falcò Paleni. E’ questa certamente la zona più antica del paese che si affaccia su un promontorio alto sul fiume e presenta tutte le caratteristiche per individuarvi il sito dell’antico castello che controllava la via dello storico guado dell’Adda.
Scendiamo ora lungo via S. Antonio sino a superare un ponte in pietra sul Naviglio; di fronte ci appaiono le torri neomedievali merlate dell'antico stabilimento tessile, detto Stabilimento Velvis, costruito nel 1839 da Carlo Sioli, Agostino dell'Acqua e dal conte Archinto.
Lasciamo lo stabilimento e torniamo sulla strada alzaia che costeggia il naviglio; subito ci appare, su di uno sperone roccioso compreso tra Adda e Naviglio, una costruzione barocca, a breve oggetto di riqualificazione a cura dell'Amministrazione Comunale. Si tratta dell'antica Dimora della Regia Camera, il luogo deputato ai pagamenti dei dazi per le merci viaggianti lungo il canale da e per Milano, oggi più comunemente denominata "Casa del Custode delle Acque”. Il gestore, detto camparo, aveva anche il compito di mantenere funzionante il sistema delle acque naviglio e fiume. Le prime notizie di questa casa sono state trovate nell'Archivio di Stato di Milano e risalgono al 1542.
Proseguiamo il tragitto in direzione nord lungo la strada alzaia ammirando sulla destra il fiume con le ville e le case di Canonica e sulla sinistra le ville di Vaprio: Visconti, Pizzagalli, Melzi, Pizzi-Guidoboni, Monti-Robecchi. Il fiorire di tante ville nei secoli scorsi è dovuto, oltre che alla suggestività del luogo, anche alla comodità di raggiungerlo da Milano lungo il corso d'acqua.
Proseguiamo ora verso la strada provinciale, teniamo la sinistra sino a imboccare, dopo il ponte sul Naviglio, la scalinata in sassi che ci riporta nel centro storico del paese e quindi al punto di partenza. Dall'alto della scalinata è d'obbligo un ultimo colpo d'occhio al paesaggio sottostante e in particolare alla valle dell'Adda, osservando tra I'altro in direzione nord il punto in cui il Brembo confluisce nel grande fiume.
B - PERCORSO VERSO NORD
Storia, ambiente e paesaggio
Partenza: lasciare l'autovettura al parcheggio di Villa Castelbarco
Percorso: circa 5 km
Durata: 1 h in bici: 2 h a piedi
Lasciata I'auto nel parcheggio antistante Villa Castelbarco, si procede verso il paese fiancheggiando la recinzione della villa, sino a immettersi sulla provinciale che si percorrerà per un breve tratto verso Canonica, sino a imboccare, sulla sinistra, la strada alzaia che conduce alla Cartiera Binda. Cartiera dei Monaci Cistercensi prima, quindi proprietà di Maglia-Pigna e C. e poi, sino a pochi anni fa, di Ambrogio Binda che portò la fabbrica al massimo sviluppo. Si continua a costeggiare il Naviglio oltrepassando la cartiera, ove la strada diviene sterrata; sull'altra sponda del canale si può ammirare l'antico campanile della Chiesa di S. Pietro (ora scomparsa) e l'adiacente borgo molto bello per il felice cromatismo delle sue case.
Superata la sbarra di accesso alle auto, si entra in un ambiente naturale: da un lato il naviglio su cui si specchia parte del Parco Monasterolo e dall'altro I'Adda che ha appena ricevuto le acque del Brembo. Poco dopo incontriamo sul canale una grossa ruota in ferro che un tempo alimentava fontane e giardini della soprastante tenuta; si passa quindi sotto un ponticello che unisce la tenuta a una penisola sul fiume. Nei secoli scorsi, quando Monasterolo era villa di delizie, la penisola ospitava un laghetto ai cui bordi si specchiavano dei salici; da qui la derivazione locale "Salecc". Nel primo 900 la tenuta fu trasformata in azienda agricola e il laghetto fu ridotto a marcita di erba. Grazie all'opera del gruppo di volontariato Vaprio Verde, si è proceduto alla pulitura e recupero della zona, rendendola fruibile per passeggiate e pic-nic.
Proseguiamo ora tra fiume e canale; da queste parti Leonardo trasse spunto per un altro disegno, il n° 12398, presente anch'esso nella già citata collezione della Regina Elisabetta II. Si giunge presto al Santuario di Concesa: una sosta è d'obbligo sia per ammirare dal piazzale del Santuario il fiume sottostante, sia per visitare I'interno della Chiesa, in cui ha operato il già citato artista di Vaprio Natale Riva (nel dipinto dell'Assunzione della Madonna egli ha lasciato il suo autoritratto). Da notare, verso nord, lo sbarramento della diga ltalgen, al fine di creare un invaso da cui prendono acqua il Naviglio Martesana, che ha origine proprio in questo punto, e il canale dello stabilimento di Crespi; poco a valle della diga un ponticello in legno consente l'attraversamento dell'Adda.
Consigliamo di attraversare il ponticello e di percorrere la stradina costeggiante il canale e coperta da una galleria di robinie, giungendo in circa 10 minuti a piedi al vicino Villaggio Operaio di Crespi. Il villaggio e il relativo complesso industriale sono ubicati in un angolo di territorio racchiuso tra il fiume Adda e il suo affluente Brembo; è annoverato dall'Unesco tra i siti Patrimonio dell'Umanità; il complesso fu costruito agli inizi del secolo scorso per dare alloggio alle famiglie di operai e dirigenti che lavoravano nel grande stabilimento tessile, oggi uno dei più begli esempi di archeologia industriale.
Ritornati ai piazzale del Santuario di Concesa, si procede lungo la strada asfaltata sino a imboccare sulla sinistra, poco oltre una statua della Madonna, la strada sterrata che fiancheggia la cinta in muratura della Tenuta Monasterolo all'interno della quale si trova Villa Castelbarco. Dopo circa 1 km ci appare il viale alberato di tigli che dà accesso alla Villa. All'uscita della villa ci ritroviamo nel grande parcheggio di partenza.
C - PERCORSO VERSO SUD
Ambiente, natura e paesaggio
Partenza: lasciare l'autovettura in via Visconti di Modrone
Percorso: circa 5 km
Durata: 1 h in bici; 2 h a piedi
Parcheggiata l'auto in via Visconti di Modrone, lungo la stessa via, all'altezza del depuratore, troviamo un passaggio sulla sinistra che porta sull'argine del fiume Adda che si fa largo e profondo, per effetto della diga di S. Anna. Se l'argine è praticabile possiamo proseguire lungo la sua sommità, sino a giungere a un ponticello in legno, altrimenti ritorniamo in via Visconti di Modrone e incamminiamoci lungo questa che scende in golena raggiungendo un piccolo nucleo abitato che durante l'alluvione del 2002 venne sommerso dal fiume (una targa sul muro ricorda il livello raggiunto delle acque).
Proseguendo giungiamo alla “area diga”, un grande spazio attrezzato per giochi all'aperto e pic-nic affacciato sul fiume. Interessante notare e visitare un bosco botanico con una notevole varietà di piante, situato davanti alla casetta gialla, sede di alcuni gruppi di volontariato vapriesi. Possiamo ora percorrere indifferentemente un sentiero che si addentra nella vegetazione sulla sponda del fiume, oppure la più agevole strada sterrata, a destra dell'area attrezzata. In ogni caso giungiamo dopo poco a un altro ponte in legno, superato il quale, il sentiero a destra che fiancheggia una roggia, ci porterà sulla strada alzaia del naviglio. Qui troviamo una Cappelletta dedicata alla Madonna e alcune panchine per una breve sosta.
Percorriamo ora la strada alzaia seguendo la corrente del Martesana; dopo circa 1 km prendiamo la strada a sinistra che lungo una discesa ci porta in un ambiente ricco di acqua e di verde. Qui l'Adda assume un aspetto imponente essendo il corso del fiume sbarrato a valle dalla diga del Retorto. Giunti al fiume, una passerella collega la sponda bergamasca a quella milanese; si tratta di un manufatto realizzato a cavallo tra l'800 e il 900 per consentire I'afflusso della manodopera dei centri abitati delle due sponde (Cassano d'Adda e Fara Gera d'Adda) ai rispettivi Linifici Canapifici Nazionali. Recentemente ristrutturata, la passerella, larga 2,4 m e lunga 182, è costituita da un impalcato in legno poggiante su una trave reticolare metallica, a sua volta sostenuta da 9 pile in acciaio e 4 basamenti in ceppo lombardo.
Il ritorno a Vaprio può avvenire lungo due distinti itinerari: il più breve, ma un po' impervio, lungo la sponda milanese del fiume, imboccando un sentiero posto prima della passerella: si tratta di un sentiero immerso nella vegetazione fluviale che ci riporta in circa 20-30 minuti a piedi verso l'area diga di Vaprio e quindi al punto di partenza.
L'altro itinerario, che consigliamo, è un po' più lungo (un'oretta a piedi), ma più agevole oltre che suggestivo. Superata la passerella, prendiamo a sinistra e ci ritroviamo nella piazza della Chiesa parrocchiale di Fara, dedicata a S. Alessandro e risalente al XVIII secolo; su lato nord della piazza vi è l'Oratorio di S. Felicita con i ruderi della longobarda basilica fatta edificare dal re Autari e chiamata appunto Autarena. Superata la piazza si svolta subito a sinistra lungo la via A. Ponti, percorrendo la quale troveremo sulla sinistra il linificio e sulla destra una grande costruzione da poco ristrutturata che all'epoca era il convitto femminile e che dava alloggio a 250 operaie. Costeggiato tutto il fabbricato del linificio, si supera il ponte sulla roggia Vailata e si prosegue sulla strada fiancheggiante un grande canale, finché si giunge di nuovo alla diga di S. Anna. Se il fiume non è in piena, percorriamo un piccoìo sentiero che porta, in circa 10 minuti, a Canonica d'Adda, attraverso un primo tratto sull'argine del fiume e poi, superato un ponticello, un secondo tratto quasi in alveo, costruito con grandi massi di pietra. Qualora il fiume fosse in piena, si giunge comunque a Canonica dalla diga di S. Anna, dopo aver superato il ponte sulla roggia Vailata e una Chiesetta da poco restaurata, e immettendosi poi sulla ciclo-pedonale a fianco della provinciale.
Passati sotto il grande ponte ad arco che collega Vaprio a Canonica, proseguiamo pochi metri sino a giungere sulla punta di uno sperone di roccia per uno sguardo verso nord al fiume, nel quale è appena confluito il Brembo; in questo punto possiamo anche vedere la chiusa dove nasce la roggia Vailata (contraddistinta da piccole arcate in pietra). Risaliamo ora sul ponte a unica campata, attraversato il quale ci ritroviamo a sinistra sulla strada alzaia del Naviglio Martesana, che ci riporta in via Visconti di Modrone punto di partenza.

