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Vaprio d'Adda: la storia

La campagna lombarda, dove Vaprio, accarezzata dall'Adda, si colloca, viene definita, nei secoli scorsi, il "più bel giardino d'Italia", E probabilmente, già nel Quattrocento, è facile credere a tale affermazione. Risale a quel periodo, villa Melzi, splendido esempio del tanto decantato 'otium' campestre, e Vaprio, come altri comuni posti lungo il naviglio Martesana, richiama signori da Milano attratti dalla tranquillità della campagna, dai boschi circostanti, dalle acque dei canali e del fiume.
L'Adda, confine naturale ad oriente del territorio lombardo, è una presenza costante nella storia di Vaprio. Per la sua posizione sulle rive di un fiume, il paese si rivela, nei secoli, non solo luogo di transito, ma punto strategico e scenario di battaglie per quel suo essere territorio di confine.
Le tracce della sua fondazione si sono perse. Alcuni studiosi ritengono che, in origine, Vaprio fosse un piccolo accampamento fortificato costruito dai Romani per difendersi dai Germani.
Alcuni monaci benedettini fanno risorgere, intorno al 620,  questo castrum abbandonato per anni trasformandolo in un insediamento monastico-rurale. Dobbiamo risalire al 990 per trovare in un documento Vapris. Il toponimo, però, potrebbe essere di origine celtica oppure latina ricollegando il nome a "vadulùm", cioè piccolo guado.
Nel Medioevo, Vaprio ha un ruolo strategicamente importante: fa parte della linea difensiva dell’Adda che comprende i castelli di Trezzo, Cassano e Brivio. Delle vicissitudini del borgo è testimone il castello abbattuto e ricostruito più volte. Ricostruito nel 1281, diviene baluardo della famiglia Torriani, Qui, nel 1324, i Ghibellini milanesi riportano una vittoria sui Guelfi durante la crociata di questi ultimi contro il potere visconteo. Il castello è anche uno dei presidi militari durante gli scontri tra Francesco Sforza e la Repubblica di Venezia.
Di questa struttura fortificata oggi non rimane alcuna traccia, Nel 1482, Giovanni Melzi, consigliere ducale degli Sforza, ristruttura Villa Melzi, nella quale soggiorna, tra il 1506 e il 1513, anche Leonardo Da Vinci, ingegnere ducale nella Milano di Lodovico il Moro.
Dal 1535 al 1700, la Lombardia cade sotto il dominio spagnolo che segna la decadenza del Ducato di Milano. E' questo un periodo di grandi carestie e pestilenze. Famosa quella del 1630 descritta dal Manzoni ne "l promessi sposi".
La dominazione spagnola non lascia segni particolari del suo passaggio a Vaprio dove la popolazione conta poche centinaia di persone che parlano non le lingue colte delI'epoca, spagnolo e latino, ma un proprio dialetto.
Nel Settecento il Ducato di Milano passa agli Austriaci e Vaprio, come tutta la Regione, si avvia ad un grande progresso sociale ed economico. Grazie al buongoverno austriaco la vocazione  imprenditoriale lombarda riceve il giusto impulso e stimola la crescita economica e culturale. Nel 1763 l’imperatrice Maria Teresa d'Austria sceglie Vaprio come residenza di caccia del duca  Francesco III d'Este, governatore della Lombardia. Nel 1764 viene aperto il primo impianto della cartiera tipografia che nel 1841 passa nelle mani della Maglia & Pigna e in seguito acquisito dal gruppo Ambrogio Binda. Vincenzo Sala scrive: "La comparsa dell'industria trova il territorio vapriese ancora con il suo volto secolare, appartato e un po' selvaggio: I'Adda corre tra il silenzio delle chiese, delle ville e delle cascine, circondate da boschi e campi di granturco".
Nel 1799 Vaprio è nuovamente teatro di scontri tra le truppe italo-francesi e le truppe austro-russe nella battaglia dell’Adda. I difensori della Repubblica Cisalpina, costituitasi sotto I'egida di  Napoleone, soccombono sotto I'incalzare dei restauratori che, il 28 aprile, entrano in Milano. Dopo I'intermezzo napoleonico, con la Restaurazione del 1815 nasce il Regno Lombardo-Veneto sempre sotto il dominio austriaco.
Nell'Ottocento a Vaprio sorgono filande e stabilimenti tessili che, come forza motrice, utilizzano l'acqua del fiume. Nel 1818, dopo quattro secoli, finalmente il traghetto utilizzato per passare da una sponda all'altra dell’Adda è sostituito da un ponte di legno la cui costruzione è voluta dal sindaco Cesare Castelbarco. Il ponte sarà distrutto nel 1859 e ricostruito, prima in ferro, poi in acciaio e quindi in cemento armato tra il 1954 e il 1957.
Nel 1859, con la pace di Zurigo e I'annessione della Lombardia al Piemonte, si conclude il Risorgimento lombardo. Nel 1861 nasce lo Stato italiano. Nel censimento di quell'anno, a Vaprio vengono contati 3.240 abitanti che diventano 6.508 alla fine del XX secolo.
Il XX secolo ha visto le lotte operaie, I'occupazione delle fabbriche, il fascismo, le due guerre a cui Vaprio dà il suo tributo di morti, 64 caduti nella I Guerra Mondiale 1915-18, e 50 nella II Guerra Mondiale 1940-45.

 

"Madonna Ferita" da un colpo sparato da un soldato tedesco durante la seconda guerra mondiale (foto di Valentino Corazza). L'affresco, dei primi anni del 1800, si trova sul muro di cinta del castello ottocentesco che ospita lo stabilimento tessile Velvis (Velluti Visconti di Modrone) lungo l' Adda.

 

Leonardo Da vinci


Nel 1482 il Signore di Firenze invia Leonardo da Vinci a Milano con un regalo per Lodovico Sforza, duca di Milano. Leonardo ha già fama di essere un musicista di talento, un eccellente pittore e scultore. Nato nel 1452, figlio illegittimo di un notaio fiorentino, Piero da Vinci, e di una contadina, il giovane Leonardo a 17 anni si trasferisce con il padre a Firenze a "bottega" dal Verrocchio, il suo genio presto arriva ad oscurare quello del maestro. Nel1472 diventa uno dei pittori alla corte di Firenze dove entra in contatto con altri grandi artisti dell'epoca come il Buonarroti.
Lasciata Firenze (1482) per Milano, dove rimarrà fino al 1499, offre i suoi servizi al duca Lodovico. E’ il periodo milanese durante il quale dipinge la "Vergine delle Rocce" e "L'ultima cena".
Nel 1499 Luigi XII conquista Milano e per Leonardo inizia un periodo di spostamenti da una città all’altra: Venezia, Firenze, Roma. Tra il 1502 e il 503 ricopre la carica di ingegnere militare per Cesare Borgia per il quale compie anche un viaggio tra Urbino e le città romagnole.
Dal 1503 al 1508 risiede principalmente a Firenze. A Milano, dopo un soggiorno nel 1506 su richiesta del governatore francese Charles d'Amboise, torna nel luglio del 1508 e qui si dedica in particolare agli studi scientifici e ai progetti di ingegneria come la canalizzazione del fiume Adda. E' certo che Leonardo soggiorna a Vaprio d'Adda in periodi diversi, ospite di Giovanni Melzi, quale precettore del figlio Francesco.
Tra il 1513 e il 1516, dopo il crollo del dominio francese e I'elezione a Papa del Cardinale Giovanni de' Medici (Leone X) è a Roma sotto la protezione di Giuliano de' Medici, fratello del nuovo Pontefice, dove incontra Michelangelo e un altro giovane rivale, Raffaello.
Dopo la morte di Giuliano de' Medici, Leonardo si trasferisce in Francia (1517) su invito del re Francesco I. Soggiorna nel castello di Cloux presso la residenza reale di Amboise, insieme al suo pupillo, Francesco Melzi, dove, nella più ampia libertà, si dedica agli studi fino alla sua morte (1519).
Al giovane Melzi, amico e fedele discepolo, lascia tutti i manoscritti che Francesco custodirà gelosamente nella villa di Vaprio. Alla morte del Melzi inizia la dispersione dei manoscritti vinciani. Oggi, dopo complesse vicende, vendite, furti, donazioni e sparizioni, rimangono 28 codici leonardeschi distribuiti fra le biblioteche di ltalia, Francia, Inghilterra e Spagna. Gli studiosi ritengono siano solo un quinto di quelli che erano in origine.

 

Il centro storico

Sembra difficile pensare che un piccolo centro come Vaprio d'Adda possa racchiudere un così alto numero di testimonianze storiche e artistiche. Eppure i secoli hanno lasciato qui, lungo le vie e sulle piazze, tracce importanti del loro lento, inarrestabile cammino. Sono edifici che raccontano, a chi sa leggere il linguaggio silenzioso delle architetture, la storia antica di questo abitato, entrato a pieno titolo nelle memorie lombarde per aver ospitato, agli inizi del XVI secolo, il grande genio di Leonardo da Vinci. Così sono ben undici ville, tre chiese, due storiche fabbriche e numerose cascine - molte delle quali di origine cinque-seicentesca - a costituire l'interessante patrimonio architettonico di Vaprio. Un patrimonio vario per tipologie, epoche e stili, che certo merita di essere scoperto, passo dopo passo.

La pianta dell'abitato

A chi osserva la pianta generale di Vaprio d'Adda appare subito chiaro che due confini - uno naturale, l'altro costruito dall'uomo - segnano con linee nette il limite dello sviluppo urbano. Il primo di questi confini, a est, è tracciato in modo inconfondibile dal fiume Adda; l'altro, a ovest, è costituito dalla rettilinea strada provinciale N. 104 che collega Trezzo a Truccazzano, oltre la quale sorgono solo edifici di recente costruzione. All'interno di queste due ideali 'frontiere', un reticolo di vie e piazze si sviluppa attorno al compatto nucleo storico, sorto nell'alto medioevo in un punto propizio al passaggio del fiume. Il luogo, già segnato da tracce di un accampamento militare romano, accolse inizialmente una comunità di monaci benedettini, che intrapresero per primi il dissodamento e la messa a coltura delle terre. Così Vaprio affermò subito la sua vocazione agricola, confermata dalla tipologia stessa degli edifici storici: rivolte al fiume le ville sei-settecentesche, nobili residenze dei grandi proprietari terrieri; nel centro abitato le case a corte, nelle quali abitavano coloni e contadini; vicino ai campi coltivati le cascine, centri di produzione composti da edifici rurali e rustiche abitazioni raccolte attorno a una vasta corte.

Lo sviluppo urbano

Per molti secoli il cuore del Paese coincideva con I'attuale Piazza Cavour, spazio allungato e aperto sull'Adda che oggi, nel settecentesco Palazzo Simonetta Archinto, ospita il Municipio. Asse principale dell'abitato, via Matteotti collega questa a un'altra Piazza centrale del nucleo più antico di Vaprio. E’ Piazza della Chiesa, dominata dalla Parrocchiale che venne costruita nell'Ottocento, quando la preesistente chiesetta di S. Antonio, eretta nel XVI secolo, risultava ormai troppo piccola per soddisfare le esigenze dell'accresciuta comunità. Per I'occasione venne ridisegnato anche lo spazio attorno, impostando proprio sulla chiesa matrice, fiancheggiata da ali simmetriche pensate per accogliere le diverse attività parrocchiali, una piazza nella quale convergono le principali vie. Così lo sviluppo urbanistico di Vaprio si articolò a ridosso di un piccolo sistema di piazze centrali, raccordate tra loro dalla stretta via Matteotti.
E proprio lungo questa via, ancora oggi una delle più animate e importanti dell'abitato, si localizzarono le botteghe, le trattorie, i primi commerci.
Conferma della matrice rurale del nucleo urbano è la tipologia delle case, leggibile anche ai nostri giorni nonostante i molteplici interventi e le più recenti ristrutturazioni. Si tratta in genere di edifici di modesta altezza – generalmente di due o tre piani fuori terra – allineati in serie continua lungo le strade principali. Al loro interno racchiudono corti più o meno ampie, un tempo adibite alle attività agricole e alla vita comunitaria delle famiglie che occupavano le diverse abitazioni del complesso. Non di rado i cortili sono oggi occupati da piccole officine,  garage per auto, magazzini o laboratori, che modificano la pianta originaria e la logica stessa  dell'edificio, basata sulla presenza di uno spazio centrale adibito alle attività comuni.

Dal primo dopoguerra a oggi

Fino al primo dopoguerra Vaprio conobbe uno sviluppo demografico piuttosto limitato, che non portò a sostanziali modifiche dell'assetto urbano. Così, all'interno dell'abitato sopravvivevano aree libere, 'spazi vuoti' non di rado occupati da orti e da modeste coltivazioni a uso familiare. Con la fine della prima guerra mondiale, il paese visse una nuova fase nella sua crescita urbana, segnata soprattutto dall'apertura del rettilineo viale della Vittoria e dalla formazione di piazza Trento e Trieste. Questo porterà come diretta conseguenza uno sviluppo lineare lungo l’Adda, a sud-ovest del vecchio nucleo abitato: si attuò infatti in quegli anni una lottizzazione a scacchiera, originariamente progettata per villette monofamiliari, ma più tardi occupata anche da episodi industriali. Risale infatti al 1940, proprio in un'area compresa tra il recinto dell'ottocentesco Ospedale e viale della Vittoria, la costruzione dello stabilimento Tavazzani, fabbrica tessile per cotone e rayon nella quale erano impiegati oltre 400 operai. La ripresa dopo la seconda guerra mondiale porterà a uno sviluppo delle attività edilizie lungo le principali vie d'accesso al paese, con una crescita ‘a nastro’ lungo più direzioni, crescita che pose le premesse per l'attuale forma dell'abitato.
Se nel centro storico il tessuto urbano è diventato via via più denso, con l'occupazione di spazi verdi e la cancellazione di molte aree interne (corti e cortili), le direttrici dell'espansione esterna hanno seguito le direzioni ovest e nord, soprattutto lungo l'asse viario di collegamento con Cassano e Trezzo. Sebbene in modo meno consistente di altri Comuni di quest'area milanese, Vaprio cresce, Iocalizzando la più recente attività edilizia lungo due direttrici principali. La prima segue la direttrice Vaprio-Trezzo, lungo la quale sorgono villette circondate da giardini e due edifici plurifamiliari dell’INA-Case.
La seconda, caratterizzata da maggiore densità e da una più diversificata tipologia edilizia (casette economiche, laboratori artigiani, piccoli condomini), occupa un'area compresa tra Ia provinciale e viale della Vittoria.

 


Testo tratto da “Luoghi Lombardi: Vaprio d’Adda” – edito da Etimon Studio Associato.

La pubblicazione è disponibile in Biblioteca